IL SENOLOGO


Il senologia è un medico specializzato nella diagnosi, nel trattamento e nella gestione delle malattie della mammella sia benigne che maligne.

1. Patologie Benigne
  • Mastopatia fibrocistica: È la condizione benigna più comune del seno. È caratterizzata dalla presenza di tessuto mammario nodulare o “grumoso” e dolore al seno, spesso correlato al ciclo mestruale.
  • Cisti: Sacche piene di liquido all’interno del seno, generalmente benigne. Possono causare dolore o fastidio.
  • Fibroadenomi: Tumori benigni solidi, mobili e gommosi, composti da tessuto ghiandolare e fibroso. Comuni nelle donne giovani.
  • Papillomi intraduttali: Piccole escrescenze simili a verruche all’interno dei dotti lattiferi del seno. Possono causare secrezione dal capezzolo.
  • Mastite: Infiammazione del tessuto mammario, spesso causata da un’infezione batterica. Può verificarsi durante l’allattamento.
  • Ascesso mammario: Accumulo di pus nel tessuto mammario, solitamente a seguito di una mastite non trattata.
  • Ginecomastia: Sviluppo eccessivo del tessuto mammario nell’uomo. Può essere causata da squilibri ormonali, farmaci o altre condizioni mediche.
  • Lipoma: Tumore benigno composto da tessuto adiposo.
2. Patologie Maligne
  • Carcinoma duttale in situ (DCIS): Cellule cancerose che si trovano all’interno dei dotti lattiferi del seno, ma non si sono diffuse al tessuto circostante. È considerato uno stadio precoce di cancro al seno.
  • Carcinoma lobulare in situ (LCIS): Cellule anomale all’interno dei lobuli del seno, che producono il latte. Non è un vero cancro, ma aumenta il rischio di sviluppare un cancro al seno invasivo in futuro.
  • Carcinoma duttale invasivo: Il tipo più comune di cancro al seno. Le cellule cancerose hanno invaso i dotti lattiferi e si sono diffuse al tessuto circostante.
  • Carcinoma lobulare invasivo: Le cellule cancerose hanno avuto origine nei lobuli e si sono diffuse al tessuto circostante.
  • Cancro al seno infiammatorio: Un tipo raro e aggressivo di cancro al seno che fa apparire la pelle del seno rossa, gonfia e calda.
  • Malattia di Paget del capezzolo: Un tipo raro di cancro al seno che colpisce la pelle del capezzolo e dell’areola.
3. Altre Condizioni
  • Dolore al seno (mastalgia): Può avere diverse cause, tra cui mastopatia fibrocistica, cisti, cambiamenti ormonali e, raramente, cancro al seno.
  • Secrezione dal capezzolo: Può essere normale o indicare una condizione benigna o maligna.
  • Modifiche della pelle del seno: Possono includere arrossamento, gonfiore, retrazione del capezzolo o ispessimento della pelle.
  • Noduli al seno: Qualsiasi nodulo o massa al seno deve essere valutato da un senologo.
1. Esami di Imaging
  • Mammografia: È l’esame di screening di primo livello per la diagnosi precoce del tumore al seno. Utilizza raggi X a basso dosaggio per ottenere immagini del tessuto mammario.
    • Mammografia digitale: Versione più moderna che acquisisce immagini digitali, permettendo una migliore visualizzazione e manipolazione delle immagini.
    • Mammografia con tomosintesi: Acquisisce immagini multiple del seno da diverse angolazioni, creando un’immagine 3D più dettagliata e riducendo la sovrapposizione dei tessuti.
    • Mammografia con mezzo di contrasto: Utilizza un mezzo di contrasto iodato iniettato in vena per evidenziare meglio eventuali lesioni sospette.
  • Ecografia mammaria: Utilizza onde sonore ad alta frequenza per creare immagini del tessuto mammario. È particolarmente utile per valutare noduli palpabili o visibili alla mammografia, soprattutto in donne giovani con tessuto mammario denso.
  • Risonanza Magnetica (RM) mammaria: Utilizza un campo magnetico e onde radio per creare immagini dettagliate del seno. È un esame più sensibile della mammografia e dell’ecografia, ma anche più costoso. Viene utilizzata in casi specifici, come:
    • Screening in donne ad alto rischio di tumore al seno.
    • Valutazione dell’estensione di un tumore già diagnosticato.
    • Monitoraggio dopo la terapia.
  • Duttografia: Esame che prevede l’iniezione di un mezzo di contrasto in un dotto galattoforo per visualizzare eventuali anomalie all’interno del dotto. È utile in caso di secrezione dal capezzolo.
2. Esami Citologici e Istologici
  • Esame citologico del secreto mammario: Analisi al microscopio delle cellule presenti nel liquido secreto dal capezzolo. Utile in caso di secrezione spontanea o provocata.
  • Agoaspirato: Prelievo di cellule da un nodulo o da una lesione sospetta mediante un ago sottile. Le cellule vengono poi analizzate al microscopio.
  • Agobiopsia: Prelievo di un piccolo campione di tessuto da una lesione sospetta mediante un ago più grande. Il tessuto viene poi analizzato al microscopio.
  • Biopsia chirurgica: Rimozione chirurgica di una porzione di tessuto o dell’intera lesione sospetta. È la tecnica più invasiva, ma permette una diagnosi definitiva.
3. Altri Esami
  • Esami del sangue: Possono essere richiesti per valutare lo stato di salute generale della paziente o per monitorare l’andamento di una terapia.
  • Test genetici: Possono essere richiesti in caso di familiarità per tumore al seno o per valutare la predisposizione genetica allo sviluppo della malattia.

1. Terapie Chirurgiche:
  • Chirurgia conservativa:
    • Quadrantectomia: rimozione del tumore e di una porzione di tessuto mammario sano circostante.
    • Lumpectomia: rimozione del tumore e di una piccola quantità di tessuto sano.
  • Chirurgia demolitiva:
    • Mastectomia: rimozione completa della mammella.
      • Mastectomia radicale modificata: rimozione della mammella, dei linfonodi ascellari e del rivestimento muscolare del torace.
      • Mastectomia semplice: rimozione della sola mammella.
      • Mastectomia con conservazione della cute: rimozione della mammella, preservando la cute per una ricostruzione immediata.
      • Mastectomia con conservazione del complesso areola-capezzolo: rimozione della mammella, preservando la cute e il complesso areola-capezzolo.
  • Chirurgia dei linfonodi:
    • Linfadenectomia ascellare: rimozione dei linfonodi ascellari per valutare la presenza di metastasi.
    • Biopsia del linfonodo sentinella: rimozione del primo linfonodo che riceve il drenaggio linfatico dal tumore per valutare la presenza di metastasi.
  • Chirurgia ricostruttiva:
    • Ricostruzione immediata: ricostruzione della mammella contestualmente alla mastectomia.
    • Ricostruzione differita: ricostruzione della mammella in un secondo momento.
    • Tecniche di ricostruzione:
      • Utilizzo di protesi: inserimento di una protesi mammaria.
      • Utilizzo di tessuto autologo: ricostruzione della mammella utilizzando tessuto prelevato da altre parti del corpo (es. addome, schiena).
      • Combinazione di protesi e tessuto autologo.
2. Terapie Mediche:
  • Terapia ormonale:
    • Tamoxifene: blocca l’azione degli estrogeni sulle cellule tumorali.
    • Inibitori dell’aromatasi: bloccano la produzione di estrogeni.
    • Analoghi dell’LHRH: sopprimono la produzione di estrogeni nelle ovaie.
  • Chemioterapia:
    • Farmaci chemioterapici: distruggono le cellule tumorali.
    • Diverse combinazioni di farmaci vengono utilizzate a seconda del tipo e dello stadio del tumore.
  • Terapia biologica:
    • Trastuzumab: anticorpo monoclonale che si lega alla proteina HER2 presente sulla superficie di alcune cellule tumorali.
    • Pertuzumab: anticorpo monoclonale che si lega a un diverso sito della proteina HER2.
    • Altri farmaci biologici: inibitori di PARP, inibitori di CDK4/6.
  • Terapia mirata:
    • Farmaci che agiscono su specifici bersagli molecolari presenti nelle cellule tumorali.
3. Radioterapia:
  • Radioterapia esterna:
    • Radiazioni ad alta energia vengono indirizzate verso il tumore e i tessuti circostanti.
  • Radioterapia interna:
    • Brachiterapia: sorgenti radioattive vengono posizionate direttamente nel tumore o vicino ad esso.
  • Radioterapia intraoperatoria (IORT):
    • Somministrazione di radiazioni durante l’intervento chirurgico.
4. Terapie di Supporto:
  • Terapia del dolore:
    • Farmaci analgesici: per controllare il dolore.
  • Supporto psicologico:
    • Consulenza psicologica: per aiutare le pazienti ad affrontare l’impatto emotivo della malattia.
  • Fisioterapia:
    • Esercizi di riabilitazione: per recuperare la funzionalità del braccio e della spalla dopo l’intervento chirurgico.
  • Linfedema therapy:
    • Trattamento del linfedema: gonfiore del braccio causato dalla rimozione dei linfonodi ascellari.
5. Prevenzione:
  • Consulenza genetica:
    • Valutazione del rischio di sviluppare il tumore al seno in base alla storia familiare e ad altri fattori di rischio.
  • Test genetici:
    • Identificazione di mutazioni genetiche che aumentano il rischio di tumore al seno (es. BRCA1, BRCA2).
  • Chemoprevenzione:
    • Assunzione di farmaci per ridurre il rischio di sviluppare il tumore al seno (es. tamoxifene, raloxifene).

Ecco una panoramica su quando è necessario consultare uno specialista in senologia:

1. Sintomi e Segni
  • Noduli o Masse: Se noti un nodulo o una massa al seno o nella zona ascellare, anche se non dolorosi, è fondamentale rivolgersi a un senologo.
  • Cambiamenti della Pelle: Alterazioni della pelle del seno come arrossamenti, ispessimenti, retrazioni o aspetto a “buccia d’arancia” richiedono un controllo.
  • Secrezioni dal Capezzolo: Se noti perdite di liquido dal capezzolo, soprattutto se spontanee, di colore diverso dal latte materno o associate a sangue, consulta un senologo.
  • Modifiche del Capezzolo: Retrazione del capezzolo verso l’interno o altri cambiamenti nella sua forma o direzione.
  • Dolore: Dolore al seno, anche in assenza di altri sintomi, può necessitare di una valutazione specialistica.
2. Fattori di Rischio
  • Familiarità: Se hai una storia familiare di tumore al seno, soprattutto in parenti di primo grado (madre, sorella, figlia), è importante sottoporsi a controlli regolari, anche in assenza di sintomi.
  • Età: Il rischio di tumore al seno aumenta con l’età. Si consiglia di iniziare le visite senologiche regolari a partire dai 30 anni, o anche prima in caso di familiarità.
  • Fattori Genetici: La presenza di mutazioni genetiche come BRCA1 e BRCA2 aumenta significativamente il rischio di tumore al seno.
  • Stile di Vita: Alcuni fattori come l’obesità, il consumo eccessivo di alcol e la scarsa attività fisica possono aumentare il rischio.
3. Prevenzione e Controlli di Routine
  • Visita Senologica: Si consiglia una visita senologica annuale a partire dai 30 anni, o anche prima in presenza di fattori di rischio.
  • Esami Strumentali: Il senologo può consigliare esami strumentali come la mammografia, l’ecografia mammaria o la risonanza magnetica in base all’età, alla storia clinica e ai fattori di rischio individuali.
4. Altre Situazioni
  • Dubbi o Ansie: Se hai dubbi o ansie riguardo alla salute del tuo seno, non esitare a consultare un senologo per una valutazione e un consiglio personalizzato.
  • Gravidanza e Allattamento: In caso di modifiche al seno durante la gravidanza o l’allattamento, è importante rivolgersi al senologo per escludere eventuali problemi.
  • Follow-up dopo Interventi: Dopo un intervento al seno, come una biopsia o una chirurgia, è necessario un follow-up senologico per monitorare la situazione.

A

  • Adenocarcinoma: Tumore maligno che origina dalle cellule ghiandolari del tessuto mammario.
  • Adenoma: Tumore benigno che origina dalle cellule ghiandolari del tessuto mammario.
  • Agoaspirato: procedura che utilizza un ago sottile per prelevare cellule o fluidi da una lesione mammaria per l’analisi al microscopio.
  • Agoaspirato: Procedura diagnostica che prevede l’aspirazione di cellule o fluidi da una lesione mammaria mediante un ago sottile.
  • Angiogenesi: Formazione di nuovi vasi sanguigni. Nel contesto del cancro al seno, l’angiogenesi tumorale può favorire la crescita e la diffusione del tumore.
  • Apparecchio per biopsia stereotassica: dispositivo che utilizza la mammografia per guidare l’inserimento di un ago nella lesione mammaria per ottenere un campione di tessuto.
  • Aromatasi: Enzima responsabile della conversione degli androgeni in estrogeni. Gli inibitori dell’aromatasi sono farmaci che bloccano questa conversione e vengono utilizzati nel trattamento del cancro al seno ormono-sensibile.
  • Ascella: Regione anatomica situata sotto l’articolazione della spalla, dove si trovano i linfonodi ascellari.

B

  • Benigno: Non canceroso.
  • Biopsia mammaria: procedura chirurgica per rimuovere un campione di tessuto mammario per l’esame al microscopio.
  • Biopsia: Prelievo di un campione di tessuto per l’esame al microscopio. Esistono diverse tecniche di biopsia mammaria, tra cui l’agoaspirato, la biopsia core needle e la biopsia chirurgica.
  • BRCA1 e BRCA2: Geni che, se mutati, aumentano il rischio di sviluppare il cancro al seno e altre neoplasie.

C

  • Calcificazioni: Depositi di calcio nel tessuto mammario. Possono essere benigne o maligne e vengono spesso identificate tramite la mammografia.
  • Carcinoma duttale in situ (DCIS): Tumore maligno non invasivo che origina dalle cellule che rivestono i dotti mammari.
  • Carcinoma lobulare in situ (LCIS): Tumore non invasivo che origina dalle cellule che rivestono i lobuli mammari.
  • Carcinoma: Tumore maligno che origina dalle cellule epiteliali. Il carcinoma duttale infiltrante è il tipo più comune di cancro al seno.
  • Chemioterapia: Trattamento farmacologico sistemico che utilizza farmaci antitumorali per distruggere le cellule tumorali.
  • Cisti: Sacca piena di liquido che si può formare nel tessuto mammario. Le cisti sono generalmente benigne.
  • Coil per risonanza magnetica: dispositivo a forma di bobina utilizzato per migliorare la qualità delle immagini di risonanza magnetica della mammella.

D

  • Densità mammaria: Quantità di tessuto ghiandolare e connettivo presente nella mammella. Una maggiore densità mammaria può rendere più difficile l’interpretazione della mammografia e aumentare il rischio di cancro al seno.
  • Dotto: Piccolo canale che trasporta il latte dai lobuli al capezzolo.

E

  • Ecografia mammaria: Esame diagnostico che utilizza gli ultrasuoni per creare immagini del tessuto mammario.
  • Ecografo: dispositivo che utilizza onde sonore ad alta frequenza per creare immagini della mammella.
  • Esame clinico della mammella: Valutazione manuale del tessuto mammario eseguita da un medico.
  • Estrogeni: Ormoni sessuali femminili che possono stimolare la crescita di alcuni tipi di cancro al seno.

F

  • Fattore di crescita: Sostanza che stimola la crescita e la proliferazione cellulare.
  • Fibroadenoma: Tumore benigno del tessuto mammario, costituito da tessuto fibroso e ghiandolare.

G

  • Galattografo: strumento utilizzato per iniettare un mezzo di contrasto nei dotti galattofori per visualizzare eventuali anomalie.
  • Ghiandola mammaria: Organo responsabile della produzione del latte.
  • Grading: Classificazione del tumore in base al grado di differenziazione cellulare. Un grado più alto indica un tumore più aggressivo.

H

  • HER2: Recettore presente sulla superficie di alcune cellule tumorali. Un’eccessiva espressione di HER2 può rendere il tumore più aggressivo.

I

  • Immunoterapia: Terapia che stimola il sistema immunitario a combattere il cancro.
  • Infiammazione: Risposta del sistema immunitario a un danno tissutale.

L

  • Linfonodo sentinella: Primo linfonodo che riceve il drenaggio linfatico da un tumore. La biopsia del linfonodo sentinella permette di valutare la presenza di metastasi linfonodali.
  • Linfonodo: Piccolo organo del sistema linfatico che filtra la linfa e svolge un ruolo importante nella risposta immunitaria.
  • Lobulo: Unità funzionale della ghiandola mammaria dove viene prodotto il latte.
  • Localizzatore a filo: dispositivo utilizzato per marcare la posizione di una lesione mammaria prima dell’intervento chirurgico.

M

  • Maligno: Canceroso.
  • Mammografia: Esame radiologico della mammella.
  • Mammografo: dispositivo che utilizza raggi X a basso dosaggio per creare immagini della mammella.
  • Mastite: Infiammazione della ghiandola mammaria.
  • Metastasi: Diffusione del tumore ad altri organi o tessuti.

N

  • Necrosi: Morte cellulare.
  • Nodulo: Massa solida o semisolida che si può formare nel tessuto mammario.

O

  • Oncogene: Gene che può causare il cancro se mutato o sovraespresso.
  • Ormono-sensibile: Tumore che cresce in risposta agli ormoni sessuali.

P

  • Palpazione: Esame manuale del tessuto mammario.
  • Progesterone: Ormone sessuale femminile che può stimolare la crescita di alcuni tipi di cancro al seno.
  • Prognosi: Previsione del decorso e dell’esito di una malattia.
  • Protesi mammarie: dispositivi utilizzati per aumentare o ricostruire il seno.

Q

  • Quadrantectomia: Intervento chirurgico che prevede l’asportazione di un quarto della mammella.

R

  • Radioterapia: Trattamento che utilizza radiazioni ionizzanti per distruggere le cellule tumorali.
  • Recettore ormonale: Proteina presente sulla superficie di alcune cellule che si lega agli ormoni.
  • Recidiva: Ricomparsa del tumore dopo il trattamento.
  • Risonanza magnetica (RM): tecnica di imaging che utilizza un campo magnetico e onde radio per creare immagini dettagliate della mammella.

S

  • Scars: Tessuto cicatriziale.
  • Senologia: Branca della medicina che si occupa delle malattie della mammella.
  • Sistema di imaging molecolare della mammella: tecnologia che utilizza traccianti radioattivi per identificare le cellule tumorali nella mammella.
  • Stadiazione: Classificazione del tumore in base alle sue dimensioni, alla presenza di metastasi linfonodali e alla presenza di metastasi a distanza.

T

  • Tavolo operatorio per chirurgia mammaria: tavolo appositamente progettato per posizionare la paziente durante l’intervento chirurgico al seno.
  • Tomosintesi: tecnica di imaging che acquisisce più immagini della mammella da diverse angolazioni per creare un’immagine tridimensionale.
  • Tumore benigno: Tumore non canceroso.
  • Tumore maligno: Tumore canceroso.
  • Tumore: Massa anomala di tessuto.

U

  • Ultrasuoni: Onde sonore ad alta frequenza utilizzate nell’ecografia.

V

  • Vascolarizzazione: Presenza di vasi sanguigni.

Z

  • Zona di transizione: Area della mammella dove il tessuto ghiandolare si trasforma in tessuto adiposo.